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Scoliosi: ecco le nuove tecniche chirurgiche

Se la scoliosi (la deviazione laterale della colonna vertebrale) supera i 35-40° è necessario l’intervento chirurgico, il quale prevede che le vertebre vengano agganciate con viti e la colonna corretta con barre al titanio.

L’intervento più comune è la correzione-artrodesi: di norma segue i casi in cui la normale terapia conservativa, effettuata tramite fisioterapia coadiuvata da gessi alla schiena e/o busti in vetroresina, non abbia sortito gli effetti sperati. Esso viene effettuato prima dei diciotto anni e consiste sostanzialmente in un innesto di tessuto osseo nella zona in questione, al fine di correggere quanto più possibile l’anomalia. In seguito all’intervento, i pazienti possono ottenere un notevole incremento della statura; più il soggetto è alto, inoltre, maggiore sarà l’accrescimento staturale, dovuto proprio al recupero della deviazione della colonna vertebrale.

Recentemente alcuni studi hanno portato alla formulazione di una nuova tipologia di interventi, i quali consisterebbero nel “fondere” insieme le vertebre scoliotiche, attaccandole con delle viti e cercando di correggerne la deformità mediante barre al titanio. L’intervento per la cura della scoliosi è ancora uno dei più complessi e importanti in ortopedia, ma in questo modo risulta quantomeno ridotta la sua invasività.

Certamente l’età del paziente è importante per decidere se ricorrere o meno all’operazione, ma lo è anche di più il grado di curvatura della colonna: per queste ragioni, l’intervento può avvenire sia durante l’adolescenza che nella fase subito precedente (per i casi più gravi), anche se non mancano neppure casi in cui si sia intervenuti durante l’età adulta.