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Tumori, creato il modello del glioblastoma in provetta

Il glioblastoma, un tumore della testa che colpisce anche i più piccoli, fa ora un po’ meno paura. Un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica-Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli e Istituto Superiore di Sanità è infatti riuscito a ricostruire in provetta un modello del tumore. Si tratta di un passo in avanti molto importante; infatti con questa ricerca, pubblicata sulla rivista NeuroOncology”, i ricercatori sono riusciti a creare le premesse per poter studiare in dettaglio e molto da vicino il più aggressivo tumore al cervello. Non esiste alcun trattamento efficace per una cura completa di questo tumore, né risulta possibile fare programmi di screening per prevenirlo. Nonostante i progressi dell’oncologia in campo genetico e molecolare, sono stati ottenuti soltanto miglioramenti limitati della sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma negli ultimi decenni. Quasi inesorabilmente, il glioblastoma recideva nel cervello dopo circa 14-15 mesi dall’intervento neurochirurgico e dalla radio-chemioterapia. La resistenza del glioblastoma alle cure è dovuta verosimilmente alla presenza di cellule staminali tumorali che invece di dare origine a un tessuto sano producono un tumore. Queste cellule, che rappresentano quindi il reservoir tumorale, sono molto resistenti alle radiazioni e ai farmaci chemioterapici e sono anche in grado di migrare al di fuori del tumore per invadere il tessuto cerebrale, lontano dalla area coinvolta dalla rimozione chirurgica. In questo studio,”Già poche settimane dopo l’intervento – afferma Roberto Pallini, neurochirurgo dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli – possiamo analizzare in laboratorio le cellule staminali di un determinato paziente e conoscere in anticipo la risposta del tumore alla radio-chemioterapia. Inoltre possiamo testare in laboratorio nuovi farmaci anti-tumorali per giungere a una terapia oncologica personalizzata, cioè adattata in base ai bersagli molecolari trovati nel tumore di ogni singolo paziente. ”Il passo successivo – secondo Lucia Ricci Vitiani, ricercatrice della Istituto Superiore di Sanità – sarà l’identificazione delle alterazioni molecolari alla base della resistenza alle terapie di queste cellule e l’individuazione di bersagli terapeutici alternativi per progettare nuove cure più efficaci”. ”È molto importante – aggiunge Luigi Maria Larocca, Anatomo-Patologo della Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli – che le cellule staminali tumorali, anche dopo diversi passaggi in coltura, conservino le caratteristiche molecolari del tumore del paziente, permettendo in tal modo di provare l’efficacia di nuovi farmaci non appena disponibili”. Le ricerche sulle cellule staminali del glioblastoma, iniziate circa 10 anni fa sotto la spinta di Giulio Maira, già Ordinario di Neurochirurgia alla Università Cattolica, e proseguite con Alessandro Olivi, direttore della Neurochirurgia della Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, sono stati possibili solo grazie alla forte collaborazione tra la Neurochirurgia del Gemelli e i ricercatori di Anatomia Patologica e Patologia Generale della Università Cattolica e del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare della Istituto Superiore di Sanità.